Pensieri dal London Lesbian & Gay Film Festival 2013

Pubblicato l’8 Aprile 2013 su Soft Revolution.

Nonostante il nome dallo spettro limitato (che infatti verrà cambiato dall’anno prossimo), il festival che si è tenuto a Londra dal 14 al 24 marzo 2013 comprendeva un’enorme varietà di argomenti e generi, capaci di aprire gli occhi anche a chi, come me, pensava di averli già aperti. Essere ad un festival il cui scopo è celebrare la varietà del genere umano è stata un’esperienza bizzarra; ogni giorno, entravo di malumore e uscivo euforica, sentendomi parte di un mondo migliore – almeno per un’oretta. La mia conclusione è stata una sola: la partecipazione ad un festival di tema queer dovrebbe essere obbligatoria per tutti i bambini delle elementari e delle medie che poi, in caso di necessità, potrebbero provvedere a schiaffeggiare i loro genitori.

Ecco una selezione dei miei film preferiti, che nel corso del prossimo anno dovrete assolutamente andare a cercare.

DOCUMENTARI

Unfit: Ward vs. Ward (Katie Carmichael, Penny Edmiston, Edwin Scharlau, 2012)
Se, come la sottoscritta, siete una bomba ad orologeria di istinto genitoriale, vi avviso: questo film mi ha fatta piangere nella viewing library, circondata da giornalisti serissimi e annoiati. Unfit: Ward vs. Ward è l’agghiacciante resoconto di una battaglia legale che, nel 1995, vede opposti una madre lesbica ed un padre assassino condannato per la custodia della figlia undicenne. È sconvolgente anche solo pensare che un uomo messo in carcere per aver ucciso la sua prima moglie a sangue freddo possa venire considerato adatto a crescere una bambina perché la madre vive con un’altra donna. Un documentario accurato, oggettivo nei limiti del possibile, ma emozionalmente quasi insopportabile. Da vedere.

She Said Boom: The Story of Fifth Column (Kevin Hegge, 2012)
Le Fifth Column erano una band femminile canadese che, tra gli anni ottanta e i primi novanta, ne fece di ogni. Oltre a del post-punk cattivissimo, le giovini producevano anche numerosi film e fanzine che poi distribuivano ai loro concerti. Furono loro (insieme a Bruce LaBruce) a coniare il termine queercore/homocore e a far evolvere quella scena. Nonostante siano poi state l’ispirazione per gruppi come le Bikini Kill, le Fifth Column non raggiunsero mai quei livelli di fama; questo documentario è una buona occasione per (ri)scoprirle ed iniziare ad amarle appassionatamente, oltre a notare come alcune di loro siano proprio diventate delle signore perbene.

Born Naked (Andrea Esteban, 2012)
Andrea e Paula presentano sé stesse e i loro gruppi sociali a Madrid, Londra e Berlino, esplorando cosa vuol dire per loro essere lesbiche e che differenza ha fatto nella loro vita. Il documentario mescola racconti del passato e momenti del presente — a feste, incontri, redazioni di riviste, comuni — con interviste ad amic* e professionist* che hanno a che fare con l’ambiente queer, ma anche sezioni animate che sviscerano la loro introspezione psicologica. Questo è il documentario è riflessivo e intelligente, non cerca di scioccare lo spettatore; grazie a questo, potrebbe far ragionare certi personaggi ottusi che tutti noi conosciamo.

Mr. Angel (Dan Hunt, 2013)
Buck Angel è una pornostar, un educatore, ma in principio — come lui stesso si definisce — un uomo con la vagina. Nel corso di sei anni, Dan Hunt ha documentato la vita variegata di un uomo che dopo essere sopravvissuto a dipendenze, prostituzione, tentativi di suicidio, e al percorso per niente semplice di un cambio di sesso, si è impegnato a trasformare il mondo del porno diventando la prima pornostar uomo con una vagina, e poi a trasformare il resto del mondo diventando un attivista per i diritti dei transgender. Il documentario presenta una persona intelligente, interessante e con una storia da raccontare. Ottimo. Il trailer è NSFW, come potrete immaginare.

FEATURE FILMS

White Night (Baek Ya, Leesong Hee-il, 2012)
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Su Soft Revolution abbiamo parlato varie volte di musica coreana, ma non ancora di cinema. Il regista Leesong Hee-il ambienta il suo film in una sola notte (da cui il titolo) in cui un ragazzo ritorna in Corea dopo essere stato all’estero per molto tempo la sera, e deve ripartire il mattino successivo. In queste poche ore, deve fare i conti con il passato e mettere in atto la sua vendetta, il tutto con l’aiuto di uno sconosciuto raccattato su Grindr (o qualcosa di simile). Non succedono molte cose in questo film, ma ah! i sentimenti! ah! lo struggimento! Tra tutti i film del festival, è il più lento e riflessivo, ma non per questo meno bello.

I Do (Glenn Gaylord, 2012)
Il mio film preferito del festival, senza alcun dubbio, e forse uno dei miei film preferiti dell’anno. Jack, un ragazzo a New York da anni, si trova improvvisamente senza green card ed il modo più veloce per ottenerne una è sposarsi. Problema: è gay, ed i matrimoni queer non sono validi all’ottenimento della perché regolati da leggi statali invece che federali. Jack non può assolutamente lasciare New York: suo fratello è morto in un incidente sette anni prima, lasciando Jack a prendersi cura di sua moglie e della figlia appena nata. Soluzione: sposare la sua migliore amica, lesbica. Elemento imprevisto: Mano, l’uomo perfetto. Per quanto abbia momenti divertenti, I Do è tutto meno che una commedia. Toccante, girato magnificamente, scevro di banalità sull’omosessualità e costellato di piccoli dettagli che lo rendono un film meraviglioso e, nel mio cuore, già un classico.

Barry’s Bespoke Bakery (Denis McArdle, 2012)
Una menzione speciale per il corto più tenero che sia mai stato girato. Ambientato in una pasticceria, parte dalla creazione di una torta nuziale e vi farà sospirare tantissimo. Non solo per i dolci divini che vengono mostrati. Qui sotto il trailer: non posso raccontarvi di più perché ve lo rovinerei. Spero tantissimo che venga messo online presto. Particolarmente adatto a chi è sia romantic* che golos*.

Altri pregevoli festival cinematografici di cui abbiamo scritto:
Athena Film Festival, New York

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