Animati: Frozen, la nuova creatura Disney

Pubblicato il 16 luglio 2013 su Junkiepop.

Qualche settimana fa Disney ha cominciato a pubblicare immagini e clip di Frozen, nuova opera animata in uscita a fine anno. La trama è basata (molto liberamente) sulla fiaba di Hans Christian Andersen La Regina Delle Nevi: la protagonista Anna decide di scalare una montagna ghiacciata per ritrovare sua sorella, che lì si è esiliata dopo aver intrappolato il regno in un inverno perenne. Fino a qui tutto bene: i personaggi cantano, ballano e sono adorabili.

Il materiale di questo nuovo film non è stato accolto in maniera completamente positiva. L’internet, già irritato con Disney per via del revamp sexy della principessa Merida, non ha preso bene l’arrivo dell’ennesima principessa caucasica, peraltro quasi identica a Rapunzel. Le principesse Disney non caucasiche sono solo quattro: Mulan, Pocahontas, Jasmine e Tiana. Per quanto la Disney sia ancorata a certi meccanismi, questa era una buona occasione per prendere una storia classica e darle nuova vita.

Sì, è in giapponese. No, non c’è di meglio.

Il fatto che questa sia una fiaba scandinava e che la storia originale avesse una protagonista bionda non sono scuse che sussistono. Innanzitutto, basta leggere la trama della fiaba per capire che è stata già rimaneggiata di brutto. Disney ha costruito tutta la sua storia sull’ispirarsi a storie già scritte e stravolgerle, quindi perché non fare quel passo in più e ambientare la storia in un altro posto qualsiasi con delle montagne innevate?

Il Tumblr This Could Have Been Frozen raccoglie moltissime opere postate online che, per l’appunto, mostrano quello che Frozen sarebbe potuto essere – una principessa dalla Mongolia, dalle Ande, ma soprattutto Sami. Esistono, non sono caucasici e sono tanto geograficamente corretti quanto una Anna bionda e pallida. Alla Disney lo sanno, visto che hanno vestito il coprotagonista Kristoff con vestiti in stile sami.

Non ho mai avuto grossi problemi con Disney dal punto di vista dell’anatomia dei personaggi: il mio unico cruccio era che l’unica principessa con i capelli castani (come me) era Belle, che aveva un vestito giallo, colore che odio. La rappresentazione limitata di persone “come me” in mezzo ad un oceano di biondume era ed è un problema minore rispetto alla rappresentazione vile e inutile delle donne in tanti cartoni animati.

Trovavo già stancante da prima avere una sfilza di personaggi quasi identici tra loro, ma solo da La Principessa e il Ranocchio (2009) ho cominciato a sviluppare una percezione di questo problema: i film Disney con personaggi che non siano bianchi o animali sono davvero pochi, e la maggior parte rappresentano figure esotiche (i.e. Pocahontas, Jasmine e Aladdin) con cui è difficile relazionarsi. Non che il vestito a torta di Cenerentola sia una cosa da tutti i giorni, ma il vestito con cui spazza il pavimento sì.

Piazziamo la questione nella vita reale. Una varietà limitata di modelli a cui ispirarsi vuol dire che la figlia del mio capo, anni sei, madre caucasica e padre dai Caraibi, si considera orrenda perché non ha gli occhi azzurri e i suoi capelli sono scuri e crespi. Frozen le fornirà un personaggio con le trecce proprio come le sue ma, ancora una volta, di capelli lisci e biondi che non hanno niente a che fare coi suoi. A parlarne sembra una cosa stupida, ma Disney deve rivedere il suo personaggio standard per un mondo di bambini diversi, che hanno bisogno di personaggi diversi in cui rivedersi.

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