Utopia – Series 1

Pubblicato su Serialmente il 4 Aprile 2013.

“This is the beginning of an unimaginable nightmare.”

utopiaUn’utopia è un modello di società ideale, il traguardo finale del progresso dell’uomo. Cos’è Utopia? L’opposto di questo. La miniserie scritta da Dennis Kelly (che prima di questo progetto si era occupato prevalentemente di teatro) parla di un mistero che ha a che fare con dei loschi individui che complottano contro l’umanità, dei poveri innocenti che si sono trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato, e una graphic novel.

Anzi, la graphic novel è proprio da dove si comincia: Becky, Ian, Wilson e Grant sono quattro appassionati della graphic novel The Utopia Experiment, il cui autore è morto in un ospedale psichiatrico in circostanze misteriose. Tutti membri di un forum dedicato all’opera, decidono di incontrarsi di persona dopo che il misterioso Bejan li informa che è in possesso del manoscritto inedito del secondo volume. Ma non sono gli unici a cercare il libro: anche un gruppo di pericolosissimi criminali lo sta cercando, e quindi sta cercando anche loro. Perchè? Serve guardare tutta la prima stagione di Utopia per scoprirlo.

Ma parliamo dei protagonisti. C’è Becky, una studentessa di medicina che sta facendo ricerche sulla malattia misteriosa che ha ucciso suo padre e le relazioni di questa malattia a The Utopia Experiment (interpretata da Alexandra Roach, vista in The Iron Lady e Anna Karenina. Ian (Nathan Stewart-Jarrett, alias Curtis di Misfits) ha 28 anni e vive ancora con la madre (davvero raro nella cultura anglosassone); il suo lavoro nell’IT gli è stato dato da suo fratello, ed è generalmente insoddisfatto della sua vita.

Wilson Wilson (Adeel Akhtar) – nome registrato all’anagrafe – è paranoico, convinto di essere inseguito ancor prima di esserlo veramente; ha il suo bunker antinucleare personale e si è reso virtualmente invisibile a tutti i database. Un vero genio informatico, nonché qualcuno con delle manie di persecuzione, è perfetto per venire inseguito da un’organizzazione segreta che vuole ucciderlo.

Uno dei membri più notevoli del cast è sicuramente Oliver Woollford nei panni di Grant. Il personaggio è un bambino cresciuto prima del tempo, in una situazione difficilissima, poi costretto a fare delle cose che nemmeno un adulto riuscirebbe ad affrontare. Woollford gestisce il personaggio con grande maturità e soprattutto un realismo impressionante, contrapponendosi a Ian, che invece è un adulto bambino.

Un’altra da tenere d’occhio c’è Fiona O’Shaughnessy nella parte di Jessica Hyde, l’eterea assassina/psicopatica/deus-ex-machina che sa esattamente quello che sta succedendo ed è disposta a sacrificare qualsiasi cosa per raggiungere il suo obiettivo ed uccidere Mr. Rabbit, il leader del gruppo criminale che li sta cercando, chiamato The Network.

Infine c’è Michael Dugdale (Paul Higgins) lavora per il Ministero della Salute e viene costretto dal network a comprare vaccini per l’influenza russa spendendo 83 milioni di sterline, il tutto contro la volontà del ministro. Il più impotente dei protagonisti, viene sbattuto a destra e a manca dal Network con la minaccia di rivelare a sua moglie che la sua amante è incinta, ma anche di uccidere l’amante. Michael è un personaggio chiave perché batte su un tasto dolente per gli inglesi: il servizio sanitario nazionale è nell’occhio del ciclone per via di tagli e ammodernamenti inutili, quindi una trama pesantemente basata sulla corruzione in quel settore è un coraggioso schiaffo in faccia alle istituzioni britanniche.

I personaggi sono così ben creati e con un tale potenziale che, se fossero tratti da una commedia invece che da uno dei telefilm più oscuri dell’anno, sarebbero altrettanto validi. Questa e’ una fortuna per noi, perchè le cose in Utopia diventano molto poco divertenti molto, molto rapidamente.

La struttura di Utopia presenta molti personaggi. Oltre ai protagonisti, ci sono tutti i membri del Network, la spia Milner e il resto dell’MI5, la moglie e l’amante di Michael, eccetera. Tutti continuano a incontrarsi e scontrarsi in combinazioni diverse, in scenari diversi, creando la sensazione che tutti siano legati da una ragnatela inestricabile (talvolta senza saperlo). Questo aiuta moltissimo a confondere le idee e a celare chi sta facendo un doppio gioco anche dallo spettatore: nessuno, nessuno in Utopia è davvero chi dice di essere.

Questo porta ad una struttura sorretta unicamente da colpi di scena, frequentissimi in ogni puntata e non sempre esattamente imprevedibili, anche se la dose di OMMIODDIO rimane alta per tutta la stagione. Ogni nuovo capitolo del telefilm si apre con una domanda che viene chiesta decine di volte nella puntata: “Where is Jessica Hyde?”; “Where is the manuscript?”; “Who is Mr. Rabbit?”. Lo scopo diventa trovare una risposta a queste domande, ma non è mai facile e ci sono sempre delle vittime.

Utopia è infatti brutale: si uccidono indifferentemente adulti e bambini, persone conosciute e sconosciute. Le frasi che vengono ripetute più frequentemente tanto dal Network che da Jessica Hyde, e poi gradualmente anche dagli altri, è che la morte è soltanto un mezzo e che la crudeltà è necessaria. Se non vi piace vedere sangue e omicidi a sangue freddo, questo non è il telefilm per voi.

Se invece vi piacciono i complotti, le trame internazionale e le storie davvero molto, molto oscure, questo è decisamente pane per i vostri denti. Utopia ha pescato i suoi temi principali tra i più grandi terrori dell’uomo contemporaneo. Innanzitutto c’è il dominio della tecnologia, che pervade la vita quotidiana. Ci sono strumenti con cui solo pochi verranno in contatto, come microspie e bombe telecomandate. D’altra parte però, specialmente nelle grandi città inglesi, le CCTV (televisioni a circuito chiuso) sono praticamente ovunque: ci sono quelle dei privati ad ogni angolo di case e uffici, ma ci sono centinaia di migliaia di telecamere pubbliche, dai mezzi di trasporto agli edifici statali alle stazioni del treno. A Londra è quasi impossibile muoversi senza avere una telecamera di qualche genere ad ossevarti.

Ci sono satelliti che filmano continuamente dallo spazio, ci sono database grazie ai quali chiunque potrebbe sapere tutto di chiunque. Quest’ultimo elemento viene particolarmente sfruttato con Wilson: esperto di informatica, riesce ad ottenere qualsiasi informazione su internet. Le informazioni vengono cercate da un personaggio che è dalla parte dei buoni, ma questo non esclude che i cattivi facciano lo stesso. Nel 2013, mettere le proprie informazioni online è una pratica completamente normale, ma chi potrebbe usare i nostri dati? Ogni informazione apparentemente innocua è una potenziale bomba ad orologeria.

Ma internet è utilissimo anche nascondere la propria identità. Già nel 2005 mia madre mi gridava terrorizzata: “Chissà chi conosci su internet!”. Il prepuberale Grant si spaccia per un imprenditore ventiquattrenne milionario e convince delle altre persone ad incontrarlo dal vivo senza che esse abbiano alcun sospetto di chi lui sia veramente.

 

ATTENZIONE: INIZIO SPOILERONI

Dopo l’antrace, la SARS, l’influenza aviaria (ma anche la suina, la mucca pazza, eccetera) il terrore dell’uso di un’arma biologica è salito alle stelle. Utopia sviscera questo concetto facendo sì che sia il governo ad attaccare la sua stessa popolazione, ed in più lo combina con un elemento ancora peggiore: la malattia non è l’influenza russa, ma il vaccino. Nello scenario di una pandemia, ci si può solo fidare dei medici e delle autorità, che in questo caso però sono il vero nemico.

Le ipotesi sullo scopo della malattia che vengono presentate durante la stagione sono una peggio dell’altra. Dapprima si parla di selezione genetica, un tema che potrebbe scadere nella banalità e tragedia dopo due minuti, ma che invece resiste per un paio di episodi anche grazie al cast sì multietnico, ma nel quale nessun personaggio viene connotato strettamente in base alla sua origine. Il peggio arriva quando viene rivelato il vero scopo di Janus è la sterilizzazione dell’intera umanità — altro che freni demografici in Cina.

Il problema è ovviamente reale: la popolazione mondiale sta crescendo esponenzialmente, in modo particolare nei Paesi in via di sviluppo. Qual è la soluzione? È morale, in quanto necessario, lasciare che Janus agisca? Secondo Becky, e secondo la maggior parte dei personaggi del telefilm, non lo è. Ma è quindi corretto “condannare milioni di persone a fame e miseria”? Fregandosene delle controversie, Utopia non prende una posizione al riguardo. Uno dei protagonisti, Wilson, finisce addirittura dalla parte del Network dopo aver passato sei puntate a cercare di sconfiggerli.

È solo alla fine che scopriamo che il vero Janus non è l’influenza russa nè il vaccino, contenenti soltanto forme sperimentali del virus sterilizzante. La vera formula è contenuta nel prodotto di cui Philip Carvel era più fiero: sua figlia, Jessica Hyde.

/FINE SPOILERONI

 

Il finale di Utopia è aperto e lascia un sacco di domande a cui non è stata data una risposta. Chi è davvero Milner? Cos’è successo a Grant? I protagonisti possono davvero tornare alla loro vita di tutti giorni dopo una cosa del genere? Di sicuro c’è molto materiale su cui basare una seconda stagione, ma proseguire con qualcosa nato come miniserie potrebbe essere pericoloso: il rischio che le soluzioni a misteri che non dovevano venire esplorati siano raffazzonate non è piccolo.

Il pregio enorme di Utopia è che tutto quello che viene raccontato, per quanto assurdo, potrebbe accadere davvero. È indubbio che far apparire un terzo fumetto non pubblicato sarebbe una mossa idiota, quindi che altra pista potrebbe prendere? Nel frattempo Channel 4 ha già commissionato un’altra stagione del telefilm, quindi sbrigatevi a recuperare la prima. Un unico avvertimento: guardatelo in un periodo non troppo stressante, perché Utopia vi toglierà il sonno.

Fuck Yeah

STRAYS:

  • C’e’ da fare attenzione anche alla scelta dei nomi. Figlia di uno scienziato, Jessica si chiama appropriatamente Hyde (come il Dr. Jekyll & Mr. Hyde). Wilson Wilson ha un nome che dapprima suona molto particolare, ma è dopotutto perfettamente anonimo e si perderebbe nei database di cui lui è esperto: è un nome virtualmente intracciabile. La piccola Alice si trova nell’opposto di una Paese delle Meraviglie, bensì in un Paese dove le succede il peggio del peggio.
  • L’aspetto visivo di Utopia, ahh, che delizia! Girato in location fantastiche (le case bizzarre in cui i protagonisti irrompono), intervallato da numerose inquadrature di paesaggi urbani e rurali. I colori sono saturati al massimo, e creano un effetto appropriatamente fumettistico.
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