London Film Festival 2012

Pubblicato su Mediacritica il 24 Ottobre 2012.

Il 56° London Film Festival, svoltosi tra il 10 e il 20 Ottobre, è stato un successo anche quest’anno. 228 film e documentari e 111 corti hanno riempito le sale della capitale britannica, portando al cinema più di 149.000 appassionati nell’arco di dodici giorni.

Invece di un’organizzazione a livello geografico come negli ultimi anni, che raggruppava i film per Paesi o continenti, quest’anno il LFF ha cambiato direttore artistico — Clare Stewart, ex direttore del Sydney Film Festival — e rivoluzionato la sua struttura, puntando su categorie tematiche come “Ridere”, “Osare”, “Viaggi”. Come tipico di tutte le manifestazioni inglesi, il peso dei prodotti locali si è fatto sentire: dal classicissimo film di chiusura Great Expectations di Mike Newell al cruento Sightseers di Ben Wheatley, il festival ha esibito le gemme migliori dell’industria cinematografica britannica. Un posto d’onore è stato riservato anche a Frankenweenie, nuovo lavoro di Tim Burton, che quest’anno ha ricevuto la fellowship del British Film Institute insieme alla moglie Helena Bonham-Carter. Al loro fianco sono stati selezionati film come il nuovo delizioso lavoro di Dustin Hoffman Quartet e gli acclamatissimi — con buona ragione — Amour di Michael Haneke, Seven Psychopaths di Martin McDonagh e Argo di Ben Affleck, molto più dotato come regista che come attore. È valsa la pena di lottare per un biglietto dell’introvabile film a sorpresa: il regista David O. Russell ha presentato la prima europea di Silver Linings Playbook, con Jennifer Lawrence e Bradley Cooper. poster london film festival 2012Due dei premi del LFF sono andati a film presentati a Cannes: il titolo di miglior film è andato Un sapore di ruggine e ossa di Jacques Audiard, già nelle sale in Italia, mentre il miglior film di un esordiente è stato Beasts of the Southern Wild di Behn Zeitlin, già Caméra D’Or lo scorso maggio. Sono stati anche premiati My Brother The Devil di Sally El Hosaini (migliore esordiente britannico) e Mea Maxima Culpa: Silence in the House of God (Grierson Award come migliore documentario), sugli scandali della Chiesa Cattolica negli Stati Uniti. Il London Film Festival non ha offerto solamente nuovi film: uno degli eventi chiave è stato The Manxman di Hitchcock. Tra i molti eventi collaterali, hanno riscosso enorme successo la mostra The Art of Frankenweenie, che raccoglieva i set originali del film, ed i Q&A con gli attori Viggo Mortensen e Marion Cotillard, sold out in pochi minuti. Il London Film Festival non può che soffrire della concorrenza di festival più rinomati che, grazie alla loro reputazione, conquistano l’attenzione del pubblico e le anteprime dei film più attesi. Ma forse questo è il suo punto di forza: gli organizzatori possono scegliere con il senno di poi, proponendo una rassegna varia che spazia dai successi indipendenti del Sundance e Toronto Film Festival ai film più acclamati di Cannes e Venezia, passando per decine di film internazionali. È la formula “best of” a rendere il London Film Festival un’occasione irresistibile per i cinefili.

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